Dall’antica Grecia ai 150 anni dell’unità di Italia: la nostra storia ci parla e per farlo sceglie nuovi linguaggi
Passato e presente che si intrecciano in rete, confini che si fanno sempre più sfumati ed ecco che un antico strumento greco studiato nei libri di storia prende vita, emette un suono, si mischia ad altri suoni e si fonde con un pianoforte regalandoci un concerto, mentre frammenti di vecchi quotidiani e nomi di antenati partigiani fanno capolino da un archivio virtuale. I titoli di giornale parlano di elezioni amministrative, citano dati e fatti di più di cento anni fa, a nomi di persone sono associati volti, mestieri, paesi e d'improvviso la nostra storia non è più un libro di storia, forse non c’è mai sembrata così vicina, così "veramente accaduta".
Guidati dal filo della rete, faremo un salto nel passato in compagnia del professor De Mattia, coordinatore artistico del progetto ASTRA, e del dott. Agostino Attanasio, Sovrintendente all’Archivio Centrale di Stato.
ASTRA: note dal passato
Colloquio con Francesco De Mattia
Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma. Docente di Teoria dell’Armonia e Analisi, Coordinatore artistico Progetto ASTRA
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ASTRA permette di suonare l’epigonion, uno strumento musicale che non esiste più. Ma come è possibile?
ASTRA parte dalla simulazione delsuono dell’epigonion grazie alla sintesi del modello fisico, ma fa un grosso balzo in avanti rispetto a progetti simili,in quanto rende possibile suonare direttamente lo strumento tramite una normalissima tastiera MIDI, anche interagendo con altri strumenti.Abbiamo infatti fondato un'orchestra che si chiama "Lost Sounds Orchestra", con la quale ci siamo esibiti in tutto il mondo. Dalla ricerca alla pratica dunque:qui sta la vera novità di ASTRA. E tutto questo è avvenuto sfruttando a pieno le potenzialità messe a disposizione dalle reti della ricerca.
Andiamo con ordine...
Si tratta di partire da un modello fisico che utilizza diverse variabili come i materiali fisici, le dimensioni dello strumento e l’interazione dell’esecutore con esso, come colpire le corde, o coprirne i fori con le dita e così via per arrivare a generare un suono. In particolare, nel progetto ASTRA utilizziamo come input dati archeologici (per esempio reperti provenienti da scavi, descrizioni scritte, dipinti su urne funerarie).
E come interviene la rete?
Il modello fisico è una tecnica molto intensiva dal punto di vista computazionale.Per raggiungere la potenza di calcolo necessaria, il progetto ASTRA si è spostato dai computer locali a risorse di calcolo distribuite, utilizzando la tecnologia grid. Vale a dire che i modelli utilizzati, convalidati da ingegneri e storici, sono stati tradotti in suoni tramite programmi in esecuzione contemporanea su centinaia di computer in Europa e nel bacino del basso Mediterraneo, collegati grazie alle reti della ricerca GÉANT e EUMEDCONNECT. Senza l’altissima affidabilità delle reti della ricerca, le sue performance in termini larghezza di banda e il gran numero di istituzioni collegate, il progetto ASTRA non sarebbe stato possibile.
Quanto tempo di calcolo avete impiegato per ricostruire l’epigonion?
Il tempo di calcolo necessario per ricostruire l’epigonion è stato di circa 10 ore (reali, non teoriche) contro le 2700 stimate su singolo computer; sono stati generati per ogni nota 127 diversi campionamenti. Inoltre l’estensione è stata ampliata dalle originali 40 a 56 note: 7112 campioni, per un totale di circa 20 Gbyte.
Oggi tutti possono suonare l’epigonion? Ma che suono ha?
Strimpellarlo sicuramente, per suonarlo bisogna ovviamente essere dei musicisti! Comunque, la risposta è si. Chiunque può farlo: si accede al portale web Genius Grid Portal (https://genius.ct.infn.it) e si effettua il download dei campioni, che possono essere scaricati in un sampler. Da questo momento l’utente può suonare lo strumento ricostruito alla stregua di qualsiasi altro strumento campionato: pilotandolo ad esempio da una tastiera MIDI (collegata ovviamente al computer dove è stato effettuato il download dei campioni) o ricevendo l’input da strumenti tradizionali ai quali vengono applicati dei trigger in grado di convertire l’input audio in output MIDI. Durante l’esecuzione, il musicista ha un feeling molto naturale suonando l’epigonion, che ha il suono simile a quella di una cetra, e lo spettro del suono cambia a seconda dell’intensità del tocco, come nello strumento reale.
Cosa ci riserva il futuro?
Il futuro è già oggi. La nostra esperienza è stata trasferita a tutte le istituzioni che partecipano ad ACHALAI, (Acción Colaborativa de recuperación musical preHispánica AncestraL Armonizando Investigación y tecnología), che in lingua quechua significa "qué lindo", cioè che bello. Questo progetto permette il recupero degli antichi strumenti musicali della regione andina. Musicisti ed esecutori di tutto il mondo possono così riscoprire questo singolare tesoro artistico, potendo impiegare nuovamente timbri e strumenti spariti da ormai molto tempo. Il lavoro editoriale, curato dalla sezione editing di ASTRA, permette di avere in notazione moderna convenzionale tutti i brani musicali che sono recuperati tramite la ricerca in archeologia musicale e archeomusicologia. ASTRA ha dato un formidabile impulso alla costituzione in questo continente di un gruppo di ricerca dedicato alle arti che utilizza la rete della ricerca dell’America Latina RedClara quale vettore di scambio di informazioni. La cosa molto interessante è la collaborazione in rete a livello internazionale della comunità di ricercatori come archeologi, musicisti, fisici, informatici e ingegneri. Grazie alle reti della ricerca che uniscono in maniera diretta il continente europeo con quello americano, possiamo collaborare con i ricercatori dell’America Latina e confrontarci come se fossimo in un unico laboratorio. È davvero coinvolgente poter lavorare insieme e sentire il forte entusiasmo dei ricercatori sudamericani coinvolti nel progetto: io personalmente l’ho vissuta come una vera e propria rivoluzione e ho capito che le possibilità che la rete offre alla musica sono infinite!
I partner del progetto Achalai
- RedCLARA, la rete dell’università e della ricerca sud-americana che comprende 14 paesi
- una università in Bolivia
- tre università in Cile
- quattro università in Colombia
- due università in Ecuador
- una università in Messico
- tre università in Spagna
- Museo di arte precolombiana (Cile)
- Museo Naz.le di Archeologia (Messico)
- Scuola Naz.le Superiore del Messico
Un viaggio digitale nella storia
Colloquio con Agostino Attanasio
Archivio Centrale dello Stato, Sovrintendente
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Il vostro archivio conserva frammenti e memorie della vita italiana di un secolo... Cosa contiene esattamente?
L’Archivio Centrale dello Stato ha il compito di conservare gli archivi prodotti dagli organi e dagli uffici centrali dello Stato italiano nato con l’Unità: un insieme di archivi e di carte che, se fossero stesi uno accanto all’altro, coprirebbero ben 63 chilometri. Tra le fonti più significative, comprende la Costituzione italiana del 1948, la raccolta in originale delle leggi e decreti, i verbali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la documentazione delle grandi Commissioni d’inchiesta, lo stato civile dei Savoia e l’archivio della Real Casa, gli archivi dei tribunali militari e quelli fascisti, con le carte della segreteria particolare del duce. Accanto agli archivi statali, l’Archivio Centrale conserva archivi di enti pubblici e privati, di rilievo nazionale e custodisce circa duecentocinquanta archivi personali di esponenti della politica (tra cui Agostino Depretis, Francesco Crispi, Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele Orlando, Ferruccio Parri,Ugo La Malfa, Pietro Nenni) e della cultura, in particolare di architetti, la cui documentazione svolge una funzione insostituibile nella ricerca storica. Anche il patrimonio fotografico custodito riveste un notevole valore e sono molto consultati gli archivi su supporto non cartaceo: la documentazione della Commissione Alleata di Controllo e del Governo Militare Alleato, su microfilm; quella dell’Internazionale Comunista, su cd-rom, la Collezione italiana delle interviste della University of Southern California Shoah Foundation Institute for Visual History and Education, in DVD e video-cassette, e oggi disponibili anche online, i filmati dell’United States Information Service (USIS).Nel suo insieme, il patrimonio archivistico statale e non statale conservato dal nostro Archivio ha una consistenza di quasi 110 chilometri.
So che avete intrapreso un importante percorso di digitalizzazione delle risorse. Quali vantaggi ne avete avuto?
La digitalizzazione ha consentito di agevolare la conservazione degli originali altrimenti sottoposti all’usura derivante dalla movimentazione e dalla fruizione. Ovvi sono anche i riflessi positivi per la valorizzazione e la consultazione, specie per quanto concerne la consultazione a distanza, una volta che queste immagini saranno rese disponibili sul sito.
Cosa sarà possibile trovare in rete prossimamente?
L’Archivio Centrale dello Stato sta implementando un applicativo per rendere disponibili online le descrizioni del patrimonio documentario conservato, rendendo possibile anche la consultazione delle copie digitali, laddove disponibili, dei documenti originali. In particolare è in fase di realizzazione un modulo per la consultazione e la richiesta a distanza di una selezione di documenti conservati presso l’Istituto: a partire dall’inizio del prossimo anno l’utente, una volta identificato un documento o una fotografia - o un intero fascicolo, se disponibile - potrà richiederne una copia digitale alla risoluzione risoluzione desiderata, specificando le finalità per cui viene effettuata la richiesta (uso personale, studio, pubblicazione cartacea o su web). Lo scopo di un’operazione del genere è di fornire alla comunità dei ricercatori un più rapido e agevole accesso alle fonti primarie, molto spesso inedite. Inoltre verranno messe online diverse "serie", tra cui vale la pena di menzionare quella del "Casellario Politico Centrale", che è già in parte online e quella "Marchi di fabbrica", versata all’ACS dall’Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato (oggi Ministero delle attività produttive) che risulta essere una tra le più consultate dell’Archivio Centrale dello Stato. Quest’ultima è costituita da circa 172.000 fascicoli dal 1867 al 1965. Ciascun fascicolo contiene la documentazione inviata al Ministero dell’industria da singole persone o società che, indicando il proprio marchio distintivo, intendono garantire e distinguere il proprio prodotto difendendolo da contraffazioni.
Un importante pezzo di storia italiana a disposizione degli italiani...
Esattamente. Lo studio dei marchi è di fondamentale importanza in relazione all’evolversi dei costumi e delle mode, dell’introduzione di nuove forme lessicali poi diventate di uso comune e dei mezzi di comunicazione di massa, uno dei veicoli per la conoscenza di correnti artistiche. In seguito, con l’affinarsi delle tecniche pubblicitarie, importanti artisti sono stati autori di marchi legando indissolubilmente l’immagine del marchio stesso a un dato prodotto.
Quali partner sono stati coinvolti nel progetto "Marchi di fabbrica"?
Il progetto è stato interamente realizzato con risorse della Direzione Generale per gli Archivi, nell’ottica di contribuire per questa via all’arricchimento dei contenuti del Sistema Archivistico Nazionale e in particolare del Portale degli Archivi d’Impresa (www.imprese. san.beniculturali.it), attivato all’interno del SAN con il contributo di Confindustria, Museimpresa, Bocconi, Istituto dell’Enciclopedia Italiana e circa 30 fondazioni di archivi storici d’impresa.
Che valore avrà avere i vostri archivi a disposizione online in rete?
Ha un valore enorme, è una rivoluzione a livello concettuale. L’archivio non è un museo, non viene percepito dalla gente come un luogo da visitare. E di conseguenza avere le proprie risorse online fa la differenza, rende l’archivio un luogo da visitare, seppur virtualmente. È auspicabile che simili iniziative possano avvicinare al mondo degli archivi, e a quei "particolari" beni culturali in essi conservati, il cosiddetto grande pubblico di studenti, visitatori occasionali e semplici curiosi attratti dalla possibilità di "sfogliare" virtualmente le pagine della nostra storia. Si pensi alla possibilità, a titolo di esempio, di consultare online l’intero fascicolo del Casellario Politico Centrale su Antonio Gramsci, o di navigare tra le fotografie dei vari fronti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale o consultare le fotografie di scena del grande Osvaldo Civirani. Peraltro, l’Archivio Centrale dello Stato sta avviando lo sviluppo, all’interno del proprio sito istituzionale, di un modulo di e-commerce per la vendita online di alcune serie di immagini digitalizzate, allo scopo di agevolare l’ottenimento di riproduzioni digitali di immagini o interi fascicoli da parte di studiosi che ne potranno fare richiesta a distanza a tariffe del tutto assimilabili a quelle previste per la riproduzione effettuata in loco.
Quali sono per un archivio i vantaggi di essere connessi alla rete della ricerca?
Quando si tratta di pubblicare e promuovere in rete manoscritti, foto e filmati ad altissima definizione appartenenti al patrimonio culturale italiano, essere connessi ad una rete a banda larga qual è quella della ricerca GARR diventa essenziale. Inoltre appartenere ad una più ampia comunità di enti di ricerca a livello nazionale e internazionale dà diversi benefici. Innanzitutto la possibilità di collaborare con una comunità multidisciplinare può creare favorevoli sinergie, come ad esempio adottare soluzioni innovative e vantaggiose per il deposito delle risorse digitali. Inoltre le istituzioni collegate alle reti della ricerca saranno portate a pubblicare i dati con gli stessi standard rendendo interoperabili le risorse digitali e facilitando la navigazione degli utenti. Per quanto riguarda il problema della sicurezza che si viene a creare nella pubblicazione dei dati in rete, l’accesso sarà offerto tramite autenticazione federata, in modo tale da garantire l’accesso al dato solo a utenti autenticati e autorizzati. Infine, proiettandoci in un futuro non troppo lontano, la stessa formazione degli operatori dei beni culturali potrà avvenire in modalità e-learning e l’organizzazione delle riunioni da remoto con il sistema della videoconferenza entrerà a far parte del quotidiano.
Per maggiori informazioni: www.acs.beniculturali.it
Archivio Centrale di Stato: 110 Chilometri di documenti conservati
L’Archivio Centrale dello Stato è recentemente entrato a far parte della comunità GARR nell’ambito del progetto pilota per il collegamento dei primi 9 Archivi di Stato, partito lo scorso marzo e promosso dal Direttore Generale Luciano Scala. Ecco le principali risorse che renderà disponibili in rete:- la “Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti” (circa 163.000 immagini) relativamente agli anni 1861-1914;
- tutti i fascicoli della serie “Marchi di fabbrica” dell’Ufficio italiano brevetti e marchi;
- l’intero corpus fotografico dell’Archivio fotografico italiano (circa 2500 fotografie);
- il carteggio tra Maria Elisabetta Chambers e Giuseppe Garibaldi relativamente agli anni 1850-1877;
- parte del fondo fotografico di Osvaldo Civirani (circa 600 negativi);
- parte del materiale grafico-fotografico della fine del XIX e metà del XX secolo dell’archivio Ettore Ferrari di circa 3000 immagini;
- il fondo dell’architetto Luigi Moretti (circa 11.000 immagini);
- l’Archivio fotografico della Mostra della Rivoluzione Fascista (oltre 11000 immagini), della Raccolta fotografica della Prima Guerra mondiale (circa 1150 fotografie), dell’Archivio fotografico del Ministero delle armi e munizioni (oltre 3000 immagini);
- migliaia di carte e fotografie conservate in diversi fondi dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, in particolare: Casellario Politico Centrale (1.093 fascicoli: 30.935 immagini), Confinati Politici (126 fascicoli: 9.451 immagini), Detenuti sovversivi (14 fascicoli: 432 immagini), I Mille di Marsala (15 fascicoli: 592 immagini).





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