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L'autonomia digitale passa per la condivisione: grande interesse per la Conferenza GARR appena conclusa

22 Maggio 2026
L'autonomia digitale passa per la condivisione: grande interesse per la Conferenza GARR appena conclusa

Conclusa la conferenza annuale sui temi dell’etica digitale, dell’autonomia tecnologica e del futuro condiviso della ricerca a Pisa dal 19 al 21 maggio 2026.

La Conferenza GARR 2026 si è svolta a Pisa dal 19 al 21 maggio presso l'Università di Pisa, portando al centro del dibattito le sfide più urgenti per la ricerca digitale europea: governare l'intelligenza artificiale, rafforzare l'autonomia tecnologica, garantire interoperabilità, sostenibilità e accesso aperto ai dati, senza perdere il filo con la memoria e il patrimonio culturale.

Tre giorni di confronto tra esperti del mondo accademico, scientifico, culturale e tecnologico, con un programma che ha spaziato dall’etica dell’AI al quantum internet, dalla resilienza delle infrastrutture all’Open Science, fino alla memoria digitale del patrimonio culturale.  L’evento ha riunito circa 322 partecipanti in presenza 65 speaker provenienti da diversi settori disciplinari e ha registrato circa 1700 visualizzazioni al giorno durante la diretta streaming.

Come di consueto, la Conferenza è stata preceduta da una giornata di formazione dedicata alla comunità GARR, con corsi su sicurezza informatica, identità digitali, linguaggi di programmazione e quantum internet.

La conferenza è stata aperta dai saluti del Rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, della Direttrice di GARR, Claudia Battista, e del Presidente di GARR, Maurizio Tira che hanno introdotto i temi della conferenza. Nel suo intervento, Zucchi ha ricordato il ruolo pionieristico di Pisa nella storia di Internet in Italia: proprio al CNUCE, quarant’anni fa, partì il primo collegamento Internet italiano. Ha inoltre sottolineato come l’Università continui a essere un luogo in cui si “modella il futuro”, anche attraverso la ricerca sull’intelligenza artificiale e le sue implicazioni scientifiche ed etiche.

Maurizio Tira ha evidenziato il ruolo strategico delle infrastrutture digitali e delle reti della ricerca: “Le infrastrutture digitali non sono più soltanto strumenti di supporto alla ricerca, ma sono esse stesse diventate oggetto di ricerca, in termini di capacità, resilienza e sicurezza”, ha dichiarato. “In un contesto internazionale segnato da profonde trasformazioni geopolitiche e tecnologiche, temi come il quantum computing, la scienza aperta e la sovranità digitale europea rappresentano sfide centrali per il futuro della ricerca e della società”.

La conferenza si è aperta con la sessione “Infrastrutture digitali per la ricerca”, coordinata da Sabrina Tomassini (GARR), dedicata alle trasformazioni tecnologiche e geopolitiche che stanno ridefinendo il panorama delle infrastrutture digitali. Edoardo Martelli (CERN) ha illustrato le sfide computazionali poste dal High-Luminosity Large Hadron Collider (HL-LHC) e l’evoluzione dell’infrastruttura di calcolo del CERN per sostenere la ricerca scientifica su larga scala. Massimo Carboni (GARR) ha invece proposto una riflessione sul tema dell’autonomia digitale europea, affrontando i rischi legati alla dipendenza tecnologica, all’opacità dei sistemi digitali e alla necessità di mantenere il controllo, la trasparenza e la capacità di scelta nelle infrastrutture della ricerca.

È seguita la tavola rotonda “La forma del cambiamento: autonomia digitale, sostenibilità e condivisione nella comunità dell’università e della ricerca”, moderata dalla giornalista Patrizia Licata, che ha riunito rappresentanti istituzionali degli enti soci di GARR. Il confronto ha affrontato le trasformazioni in corso nelle infrastrutture digitali della conoscenza, mettendo al centro temi come autonomia tecnologica, sostenibilità, cooperazione e condivisione delle risorse nella comunità della ricerca. Sono intervenuti Maurizio Tira (GARR), Giovanni Ponti (ENEA), Andrea Passarella (CNR-IIT), Andrea Possenti (INAF) e Tommaso Boccali (INFN).

Nel pomeriggio la conferenza è proseguita con una sessione dedicata alle implicazioni etiche, giuridiche e sociali dell’intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi, moderata da Davide Vaghetti (GARR). Gli interventi hanno affrontato temi legati a responsabilità, governance, disinformazione e regolazione delle tecnologie emergenti.  Roberto Caso (Università del Salento) ha proposto una riflessione sul rapporto tra AI, concentrazione del potere e proprietà intellettuale; Walter Quattrociocchi (Sapienza Università di Roma) ha approfondito le dinamiche di polarizzazione e disinformazione negli ecosistemi digitali sottolineando i limiti epistemici dei modelli linguistici generativi; Adriano Fabris (Università di Pisa) ha proposto una riflessione sul rapporto tra etica e AI, e sulla necessità di integrare principi etici nella progettazione dei sistemi..

La prima giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Le radici del futuro”, moderata da Christian Cinetto (NAMEX), dedicata ai quarant’anni di Internet in Italia e alla nascita del GARR. La sessione ha ripercorso le tappe fondamentali dello sviluppo delle reti della ricerca nel nostro Paese, intrecciando memoria storica e prospettive future delle infrastrutture digitali.

Ad aprire l’incontro è stato Luciano Lenzini (Università di Pisa), tra i pionieri di Internet in Italia, che ha ricostruito l’evoluzione della rete dal primo collegamento italiano del 30 aprile 1986 fino agli scenari emergenti del quantum internet. Il confronto successivo ha riunito alcuni dei protagonisti dello sviluppo delle reti della ricerca in Italia: Enzo Valente (GARR), Joy Marino (MIX), Blasco Bonito (CNR, ex CNUCE), Claudia Battista (GARR) e Stefano Suin (Università di Pisa).  Valente ha ricordato in particolare il ruolo decisivo svolto nel 1986 dal ministro della Ricerca Antonio Ruberti e dal suo consigliere Orio Carlini che, il 13 marzo 1986, riunirono università ed enti di ricerca italiani per armonizzare le reti esistenti in un’unica infrastruttura nazionale basata su TCP/IP. Da quell’iniziativa nacque GARR. 

La tavola rotonda ha restituito il senso di una storia collettiva fatta di sperimentazione, collaborazione e visione condivisa, che ha contribuito a costruire le basi di Internet e della rete della ricerca in Italia.

Mercoledì 20 maggio
Il secondo giorno si è aperto con la sessione moderata da Fabio Gadducci (Università di Pisa), dedicata alle prospettive scientifiche e applicative delle tecnologie quantistiche e al loro impatto sulle future infrastrutture di ricerca e comunicazione.

Paolo Cremonesi (Politecnico di Milano) ha introdotto i principali scenari evolutivi del quantum computing  settore in cui l’Italia sta progressivamente rafforzando il proprio ruolo nel panorama europeo, mentre Carla Piazza (Università di Udine) ha presentato le principali sfide e prospettive del panorama italiano, mettendo a fuoco anche il ruolo del Working Group Quantum Information Technology del CINI nel coordinamento della comunità di ricerca nazionale.

La sessione è proseguita con due lightning talk dedicati agli aspetti infrastrutturali e di sicurezza delle tecnologie quantistiche. Luca Deri (ntop / Università di Pisa) e Gabriele Deri (Università di Pisa) hanno illustrato gli strumenti e le strategie per la transizione verso algoritmi crittografici post-quantum, mentre Giuseppe Bisicchia (Università di Pisa) ha affrontato il tema dell’orchestrazione e della sicurezza delle infrastrutture quantistiche distribuite in ambiente cloud.

La seconda sessione del mattino, “Autonomia digitale, geopolitica e alternative ai sistemi chiusi”, moderata da Raffaele Conte (CNR), ha affrontato il tema della sovranità digitale europea e delle dipendenze tecnologiche in un contesto geopolitico sempre più complesso. Paolo Passaglia (Università di Pisa) ha proposto una riflessione critica sul concetto di sovranità digitale europea e sulle sfide legate alla costruzione di modelli aperti e interoperabili, mentre Roberto Di Cosmo (Fondazione Software Heritage) ha evidenziato il ruolo strategico dell’infrastruttura aperta Software Heritage nella preservazione e tracciabilità del software per garantire il funzionamento delle applicazioni nel tempo e la sovranità digitale europea.

La sessione è proseguita con cinque lightning talk dedicati all'Open Science, al software open source, alla governance dei dati e alle infrastrutture digitali distribuite. Eleonora Colangelo (Frontiers) ha affrontato il tema della sovranità dei dati della ricerca e delle infrastrutture aperte per la comunicazione scientifica; Gianmarco Schiesaro (ISTAT) ha discusso i limiti e gli impatti degli strumenti di rilevamento AI; Chiara Montagna (INGV) ha presentato il registro e le attività per la gestione e valorizzazione del software open source dell’ente; Arnaud Ceol (Fondazione ICSC) ha illustrato il programma ECHO-TWIN dedicato agli ecosistemi digitali edge-cloud-HPC; Donatella Sforzini (CINECA) ha infine presentato il modello IT4LIA per lo sviluppo di dati AI-ready e servizi avanzati per l’intelligenza artificiale.

La prima sessione del pomeriggio, “Resilienza digitale, sostenibilità e fragilità dei sistemi”, moderata da Massimo Carboni (GARR), ha approfondito il tema della robustezza e della sostenibilità delle infrastrutture digitali, affrontando rischi sistemici, continuità operativa e capacità di adattamento in contesti tecnologici sempre più complessi.

Ad aprire la sessione è stato Gianluca Mazzini (Università di Ferrara), che ha analizzato i fattori che rendono resilienti le reti e i data center, affrontando temi come sicurezza, efficienza energetica, ridondanza e governance della complessità.

I lightning talk successivi hanno presentato esperienze concrete di cybersicurezza, HPC e infrastrutture distribuite. Leonardo Canello (FBK) ha illustrato il modello Zero Trust adottato dalla Fondazione Bruno Kessler per rafforzare la governance della sicurezza; Mauro Sodani (ISTAT) ha affrontato il tema della consapevolezza e dei comportamenti individuali nella cybersicurezza presentando i risultati di un questionario online sulla percezione dei rischi digitali; Luca Stivali (Università di Padova) ha presentato il progetto CONVECS per la creazione di una comunità federata di supercalcolo per il Veneto; Tomaso Esposti Ongaro (INGV) ha illustrato il ruolo del nuovo Centro per le Geoscienze Computazionali dell’INGV nello sviluppo di HPC, AI e analisi avanzata dei dati per la mitigazione dei rischi naturali, in collegamento con iniziative e infrastrutture nazionali e europee.

La sessione si è conclusa con l’intervento di Stefano Epifani (Fondazione per la Sostenibilità Digitale), sul legame tra sovranità digitale e sostenibilità: “oggi la sfida non riguarda solo dati e infrastrutture, ma anche la ‘sovranità cognitiva’ legata ai modelli di AI generativa”. Epifani ha evidenziato la necessità di rafforzare competenze, consapevolezza e strumenti aperti per governare tecnologie sempre più pervasive e allinearle ai valori europei, richiamando inoltre il lavoro avviato per creare un confronto stabile tra tecnici, esperti e decisori politici sui temi della sostenibilità digitale.

La seconda giornata si è conclusa con la sessione “Identità e federazione dei servizi”, moderata da Simona Venuti (GARR), dedicata ai sistemi di autenticazione, autorizzazione e federazione necessari per garantire accesso sicuro e interoperabile a servizi e infrastrutture distribuite.

Klaas Wierenga (GÉANT) ha illustrato l’evoluzione dei servizi di identità e fiducia nel contesto europeo, tra eduroam, eduGAIN, EOSC e il futuro portafoglio europeo di identità digitale, mentre Giorgia Dragoni (Politecnico di Milano) ha presentato i nuovi scenari dell’identità digitale in Europa che si sta spostando verso modelli basati su wallet e piattaforme integrate, agentic AI e cybersecurity.

I lightning talk successivi hanno presentato esperienze e soluzioni per infrastrutture cloud, federazione dei servizi e accesso alle risorse HPC. Stefano Diciotti (Università di Bologna) ha presentato GARR EduStorage, un progetto di storage cloud federato, basato su tecnologia europea Cubbit, per la gestione di big data delle università e centri di ricerca italiani. Alessio Raccis (Università di Cagliari) ha illustrato un’infrastruttura cloud ibrida basata su Microsoft Azure; Giacomo Nodjoumi (ASI) ha presentato la piattaforma SciComHub per l’analisi riproducibile dei dati spaziali prodotti negli ultimi 70 anni; Simone Giusepponi (ENEA) infine ha descritto HPCC, un orchestratore di workflow per l’accesso alle infrastrutture HPC in cloud.

Giovedì 21 maggio

L’ultima giornata della conferenza si è aperta con una sessione dedicata ai ‘Dati della ricerca’, moderata da Luisa Minghetti (Istituto Superiore di Sanità), centrata sui temi della governance, interoperabilità, accessibilità e valorizzazione dei dati nel contesto della scienza aperta e dell’intelligenza artificiale.

Denise Amram (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) ha illustrato il quadro normativo europeo e nazionale relativo all’uso dei dati per l’allenamento dell’AI in ambito sanitario e di ricerca, evidenziando l’importanza di un approccio “compliance-by-design”. Guido Gigante (Istituto Superiore di Sanità) ha affrontato il ruolo dell’intelligenza artificiale nella sperimentazione clinica, indicando opportunità e limiti nell’uso di modelli predittivi, gemelli digitali, trial clinici sintetici e dati osservazionali in ambito biomedico.

La sessione è proseguita con una serie di lightning talk dedicati alla governance dei dati, al FAIR data e alle comunità della ricerca. Leonardo Gaetano Mezzina (Scuola IMT Alti Studi Lucca) ha presentato un sistema per la gestione integrata delle informazioni dei progetti di ricerca degli atenei per il DMP, il registro per il trattamento dei dati, per la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA) e per la governance dell’IA; Ilaria Stura (Università di Torino) ha riflettuto sul ruolo delle comunità Open Science per lo scambio di buone pratiche e l’accrescimento delle competenze; Michela Natilli (CNR-ISTI) ha illustrato l’infrastruttura paneuropea SoBigData RI per i dati sociali FAIR; Gaia Falorsi (IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Firenze) ha infine affrontato le sfide di governance dei dati nella ricerca biomedica multicentrica internazionale attraverso il progetto NeuroRehab4EU.

La conferenza si è conclusa con la sessione “Patrimonio culturale digitale, radici e memoria”, moderata da Sara Di Giorgio (GARR), dedicata al ruolo delle infrastrutture digitali, dell’intelligenza artificiale e dei dati nella conservazione, interpretazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

Ad aprire la sessione è stato Alberto Bucciero (CNR-Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale), che ha presentato E-RIHS, l’infrastruttura europea per la scienza del patrimonio, soffermandosi sull’esperienza di DIGILAB, il servizio digitale di E-RIHS, tra knowledge graph, servizi semantici, FAIR data e infrastrutture europee, evidenziando il ruolo strategico di infrastrutture pubbliche e federate come quelle supportate dalla rete GARR.Antonella Negri (Ministero della Cultura (Ministero della Cultura – Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale) ha illustrato Ecomic, l’ecosistema digitale per la cultura sviluppato nell’ambito del PNRR, dedicato all’interoperabilità e alla valorizzazione del patrimonio culturale digitale italiano. Marco Cavietti (Ministero della Cultura – Direzione Generale Archivi) ha infine presentato l’evoluzione del portale Antenati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare accessibilità, indicizzazione e valorizzazione delle fonti archivistiche.

I lightning talk conclusivi hanno mostrato applicazioni concrete di AI, FAIR data e infrastrutture digitali applicate alla ricerca, al patrimonio culturale e ai processi di apprendimento. Martina Naso (Università di Pisa) ha presentato workflow AI-driven per l’integrazione multisensore in archeometria; Ikram Massaoudi (Università Campus Bio-Medico di Roma) ha illustrato un framework distribuito per task psicolinguistici multimodali; Michele Fiaschi (Scuola Normale Superiore) ha affrontato il tema del web archiving attivo per la preservazione di portali di ricerca legacy; Fabrizio Butini (Museo Galileo) ha presentato il Polo Documentario Storico Italiano di Sismologia e Meteorologia come esempio di infrastruttura interoperabile per la valorizzazione del patrimonio storico-scientifico. Maria Chiara Liguori (CINECA) infine ha presentato un progetto realizzato con il Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del ministero della Cultura sull’uso dell’IA per la creazione di personaggi digitali nella narrazione museale;

Le presentazioni delle sessioni della conferenza sono disponibili sul sito dell’evento.

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